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Memories are made of this

http://www.youtube.com/watch?v=3reGkQLnUQk

Intervista a ORACLE KING su Radio RCS del 28/09/2007

THE ORACLE KING BAND: di MARCO BALLESTRACCI  Ottobre 2007

Una Band da amare o odiare. Per una volta niente vie di mezzo.

E’ inutile programmare un’intervista con loro. Rompersi i marroni per radunarli tutti insieme, perché tanto arriva uno e va via un altro e sei sempre a rincorrerli e non li ingabbi mai. Ma anche chiudendo porte e finestre alla fine ti direbbero la famosa frase che non significa un granché: "Suona quello che sei!". Che cazzo significa "suona quello che sei"?. E’ come dar retta a un esperto di filosofia indiana che ti fa "prendi tutto il bene che c’è in una cosa e tutto il male e mettili su una bilancia ed il peso è la reale essenzadella vita…". "Ma mi stai prendendo in giro, bello? Stai andando in cerca di rogne?". Ecco con Oracolo e compagni è meglio evitare un’intervista, tanto quello che pensano oggi è del tutto diverso da quello che ti direbbero domani. Quindi è inutile intervistarli. L’unica cosa che si può dir di loro è il sottotitolo: o li ami o li odi. Il che è proprio una gran cosa in un ambiente pieno di band del "sì, ma …". Loro demarcano il campo. Ostai di qui o stai di là. Ho visto capitani di lungo corso dell’ascolto del soul e del blues andare assolutamente via di testa (nel senso positivo dell’andare via di testa) per questa band. Ho sentito gente dire: "Sono andato a vedere questo o quell’americano, vacca che delusione! Però ho sentito questa Oracle King Band e mi hanno fulminato (nel senso positivo della fulminazione)". Alcontrario ho ascoltato molti che prendevano le distanze e minimizzavano. Per un puro caso erano soprattutto musicisti o organizzatori-musicisti. E chi sguazza nell’ambiente del blues italiano sa come funzionano le cose: piuttosto di ammettere pubblicamente che un’altra band è proprio buona e, quindi,magari, concederle un po’ di spazio, c’è gente che si farebbe crocifiggere sulle porte delle chiese. A me è capitato di sentirmi rimbeccare mentre sproloquiavo ammirato per le loro gesta: "Ma tu che parli a fare? Tanto tu sei un loro fan…". E certo che sono un loro fan. Ma prima di esserlo non lo ero. Sono diventato un loro fan dopo averli ascoltati. Razza di coglione! Ed il coglione è un chitarrista italiano di discreta fama che per ottenere un applauso deve incendiare la chitarra, mentre Oracolo e la banda danno involontario spettacolo anche sotto il palco. Sono dei personaggi molto prima di essere musicisti. A loro non serve il palcoscenico per essere notati. E’ forse per questa ragione che hanno tanti ammiratori, ma altrettanti detrattori. Sono molto invidiati perché hanno il carisma, e il dio del blues non dà il carisma a tutti. Lo centellina. E l’invidia può essere buona ("Vacca ladra, che razza di figli di puttana…questi bisogna farli suonare in giro, perché sono dei fenomeni..) oppure cattiva ("Vacca ladra, che razza di bastardi!". Punto).Eppure, pur con tutta la mia buona volontà, i detrattori proprio non li capisco. Oscar Abelli e Martin Iotti sono una sezione ritmica da paura, danno alla band quella terza dimensione del suono, la profondità, che buona parte delle band italiane, anche quelle strafamose, si sogna. Citare una sezione ritmica che li avvicini è difficile butto lì Vincenzo Barattin – Gigi Todesca, ma altre non me ne vengono in mente. E poi c’è Paolo Zago, il tastierista e all’occorrenza batterista, senza il cui apporto il suono oraclekinghiano non sarebbe per nulla lo stesso. E’ un po’ leghista, ma meno di Maroni, e questo ègià qualcosa. (E a questo punto ci va l’aneddoto tratto dal repertorio di un soul fan di lungo corso che a Porretta un po’di anni fa, mentre si ascoltavano i Capric Horns, mi ha dato di gomito e m’ha detto: "Guarda. Riesco a capire uno sceriffo della contea di Coahoma che gli piace il blues e ha nel cofano pronta la corda insaponata per un eventuale linciaggio….ma Maroni che suona rhythm and blues proprio mi dà moralmente fastidio….). E poi ci sono il Re e Paulboss. Entrambi sono dei gran cantanti e questa è una dote che nella Penisola avranno, sì e no, dieci persone che cantano blues e trovarne due nella stessa band è un miracolo. E poic’è la chitarra di Oracolo che, in un blues-world zeppo di hendrixiani steverayvaughanizzati, s’ispira incredibilmente a Otis Rush e, comunque, riesce ad essere estremamente personale. E poi se si aggiunge l’indicibile presenza scenica e la capacità di tirar fuori una canzone di propria mano come "Dear Daughter's Blues", la mano servita di quattro donne di cuori è già bella schiantata sul tavolo. Chi leggerà, probabilmente, indicherà con diniego la mia aperta faziosità. Il mio essere fan della Oracle King Band. Aloro rispondo, come poco fa, che non sono nato fan di questa band. Prima li ho ascoltati e poi ho perso la testa. Però, a mia discolpa, se è una colpa essere un fan, cito Edoardo Fassio, l’uomo che ha scritto il libro intitolato Blues [vedi (B)louisletters n. 4, pp. 6-7], che da Radio Flash ha indicato No Place To Go, l’ultimo CD della Oracle King Band, tra i migliori 10 lavori del 2004. Ora se Fassio ha detto così, un motivo pure ci sarà. E se non vi fidate di me, perdio, fidatevi di lui. Ascoltate e diffondete la Oracle King Band, la miglior blues revue italiana.

20.08.2007 Marco Ballestracci  - m_ballestracci@libero.i

Ma l'ha beccata e l'ha cantata e mentre la cantava mi guardava con due occhi che "dicevano e non dicevano" e che avrebbero steso Rocky Marciano. Alla fine mi si è avvicinata e mi ha chiesto col medesimo sguardo: "E tu, biondo, che accidenti sei venuto a fare qui?". Io avrei potuto rispondergli mille cose, ma chissà perchè m'è venuta fuori proprio la verità. La fottuta e vera verità. "Sto cercando il blues nella Bassa, Donna Meravigliosa, sto cercando il blues nella Bassa". "Allora molla tutto e seguimi".
L'ho vista gettarsi sulla spalla la giacca di pelle ed uscire. Io l'ho seguita per strade che non so, immerse in una nebbia dalla quale ogni tanto sbucavano improvvisamente i cartelli indicatori di cittadine che non si riuscivano a scorgere neanche un po': Rivarolo del Re, Casalbellotto, Cogozzo, Viadana. La sua auto andava come anche la nebbia facesse parte abarbicata di Lei stessa. La sua guida non aveva bisogno della lina di mezzeria e la Volvo viaggiava anche se Lei per lunghi tratti guardava distrattamente fuori dal finestrino, con una cicca elegantemente accesa e la brace di lunghezza educata. So di aver attraversato il Po sul ponte tra Viadana e Brescello, ma non l'ho scorto neanche di striscio tanta era la panna addensata fuori dal parabrezza.
Poi ancora cartelli indicatori che saettavano fuori dalla nebbia: Poviglio, Castelnuovo di Sotto. E poi il posto dove la Madonna in calze a rete m'ha indotto a fermarmi: Cadelbosco di Sopra, proprio di fronte ad un cancello in ferro battuto con su due lettere forgiate a fuoco: OK. M'ha fatto scendere e m'ha detto che avrebbe suonato il campanello e che avrebbe parlato con chi avrebbe aperto e poi se ne sarebbe andata, lasciandomi in perfetta solitudine in compagnia col Blues della Bassa.
Non ve lo nascondo: me la sono fatta sotto dalla paura, ma, d'altro canto, io ero arrivato fin lì per quello, per cercare il Blues nella Bassa, ed ora dovevo vedere che cosa accidenti succedeva, altrimenti che cacciatore di storie ero? Che cosa si poteva pensare di me se la storia si fosse conclusa a questo punto? Lei suonò ed io rimasi ad aspettare. Si aprì uno spiraglio di luce e lei sussurrò a chi ancora non vedevo: "Sta cercando il Blues nella Bassa e non sembra tanto a posto".
Mentre Lei se ne andava nel cono di luce apparve un tipo robusto, direi un cento chili, con un andatura di chi ha sfiancato un cavallo a forza di starci sopra e con un berretto Cahrart marrone calcato sulla zucca che si faceva solo sfuggire due basettone folte. "Vieni un po' dentro bello. Non te la fare sotto. Mica ti mangiamo...Hai per caso visto ossa in giro? Non ce ne sono di ossa in giro...Per cui stai calmo che non siamo cattivi". Mi condusse in una grande cucina dove c'erano altri quattro tizi che non facevano proprio un bel niente, anche se dicevano che erano artisti, ma c'era certamente qualcuno che suonava con la chitarra dei gran blues. Il suono veniva da sotto il tavolo.
Era "Crawlin' Kingsnake" di John Lee Hooker. C'era un tizio, Oscar, che picchiava forchetta e coltello sul tavolo di noce nazionale e teneva un tempo che, diceva, i negri chiamano "bogaloo" e che serviva per accompagnare il chitarrista sotto al tavolo. Ce n'era un altro, Martin, che sosteneva di stare a leggere una sceneggiatura su un film che parlava di due fratelli che cercavano i genitori su un continente chiamaro Americaglia, o una roba così, ma non lo sono stato troppo a sentire perchè avevo capito che era uno non ci stava tanto con la testa.
Il terzo era uno che giocava con un copricapo sul tipo del fez e che, ogni tanto, premeva le mani sul tavolo quasi fosse un organista, anche se pareva, chessò, uno che vendeva sementi in un qualche consorzio agrario. Il quarto, che poi pareva il capo della combriccola, stava spaparanzato su un divano a leggere "Memorie dal Sottosuolo" con un cappello da cow-boy in testa e una faccia che non so descrivere. Ricordava vagamente la frenata di un treno, ma poteva essere pure un volto da fieno appena falciato in attesa dell'imballatrice. "Io sono OK", mi disse, "se sei venuto in cerca del Blues nella Bassa sei capitato bene.
Non tutti incontrano Lara Lay che li porta qui. Questo potrebbe significare che, magari, hai qualcosa di speciale. Prendi questo pezzo di carne e lancialo sotto il tavolo. Questa è la prova: se la bestia lo mangia puoi diventare un adepto del Blues nella Bassa, sennò non ne sei degno". Lanciai e sentii subito che qualcosa sotto il tavolo trangugiava furiosamente la braciola mezza cotta che avevo lanciato e, contemporaneamente, mi accorsi che il chitarrista s'era interrotto.
"Bene", disse, "la bestia non ha rifiutato il boccone. Puoi rimanere". Poi mi porse il libretto interno di un cd e ordinò: "Leggi qua!". Era il booklet di "Forget The Guitar" di Oracle King & The Plantations. "Leggi qua. Proprio qua!" e mi indicò un po' di parole a fianco di una piccola foto di Oscar Wilde:
"La mia seconda moglie non voleva, ma io me ne sono fregato alla grande e laggiù all'incrocio di Clarksdale firmai il patto. Per essere più sicuro che facesse effetto feci addirittura due firme, non si sa mai. Ora che sono solo ed ho perso quasi tutto, ho tutti i giorni un Diavolo che suona la chitarra sotto il tavolo della mia cucina. Spesso suoniamo insieme, altre volte per farlo smettere gli butto qualcosa da mangiare....".
Quello grosso che mi aveva accompagnato dentro alla casa mi trattenne dal chinarmi a guardare. "Meglio che non ci dai un'occhiata. Fidati di uno che la sa lunga. Meglio non metterci troppo il naso in queste robe di Blues. Fidati di Paulboss". Dall'occhio con cui me lo disse capii che era meglio seguire il suo consiglio. Che lui magari ci aveva guardato e che non era stato contento. Quello col cappello allora si alzò e mi disse: "Benvenuto a Palo Alto, biondo. La bestia ha mangiato e tu puoi rimanere quanto vuoi nella casa di Oracle King". Non sono più andato via. Al massimo mi sposto a veder il Po fino a che il sole tramonta a San Rocco o a Boretto e poi torno là. Dove c'è il diavolo che suona sotto al tavolo
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 Senza Mail e senza data !!!

Salve O Regina, Madre di misericordia, vita e dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo esuli figli di Eva, a te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque avvocata nostra, volgi a noi, quegli occhi misericordiosi e mostraci dopo questo esilio, il frutto benedetto del seno tuo. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

E-Mail di Flamiano Mazzaron - Vicenza 01.02.2006

Ciao… non so chi legga questa mail… (forse Gianpaolo se non ricordo male).

Volevo fare dei grandissimi complimenti per il disco.

Veramente stupendo…un puro disco di blues come (purtroppo) se ne sentono pochi.

Grandi, grandi, grandi…

Grazie anche per la jam di domenica sera al Kanaka.

E’ stato un grande onore e piacere suonare con voi…

Siete delle persone fantastiche..Oracolo, Paul, Oscar, Martin e Gianpaolo… (grande Paul…13 ore di bar e ancora in piedi alla grande e “scalzi davanti al blues!!! Yeahhhhh !!!!!).

Spero di ricevere al più presto le foto da Michael che vorrei mettere nel sito della mia band…

Grazie altresì per il disco (darò la copia per Enrico appena torna dall’Australia perché non ho fatto in tempo a beccarlo al volo…).

Spero di riuscire a passarvi dei buoni contatti per qualche locale in cui mi sono trovato bene a suonare in passato…

Bene… complimenti ancora e grazie di tutto.

Con amicizia e stima

Flamiano        web site: www.fourfriedfish.net

 

E-Mail di Davide Saccà - Padova 02.02.2006

Ciao Oscar e Michael sono Davide Sacca' il padovano/romano, batterista di Flamiano Mazzaron.

Vi scrivo per dirvi che ho trascorso veramente una gran bella serata domenica (Gran Galà della Musica - Oscar del Blues n.d.r.), spero ce ne siano altre.

Mi dispiace solo che non sono riuscito a parlare un po' di piu' con Oscar , ma questo e' un buon mezzo per farlo comunque.

Avrei veramente piacere se si riuscisse a organizzare qualche concerto insieme al mio gruppo Four Fried Fish (LINKA AL SITO, mi raccomando!!!!!!) e la grandissima band di Oracle.

Penso che abbia dimostrato di essere il gruppo che ha espresso il VERO Blues.

Volevo fare i complimenti a Michael per il suo interesse nei confronti del Blues e per la passione che ci mette per portare avanti questa missione :)

(la parte su di me la puoi anche cancellare!!)

Siete veramente delle grandi persone: suonate e vivete CON IL CUORE e spero veramente di poter avere altri confronti con voi sia musicali che umani.

Mi é poi rimasto molto impresso quello che ha detto Oscar al momento della sua premiazione come Miglior Batterista 2005:

".... bisogna suonare con il cuore, ..... la tecnica e' fondamentale ma viene fuori di conseguenza...."

Da parte mia spero che i super virtuosi e "cagoni" dello strumento abbiano recepito questo messaggio!

Grandi !!!!!!!!!!!

 

E-Mail di Davide Saccà - Padova 16.02.2006

 

CIAO ORACOLO SONO DAVIDE SACCA' IL BATTERISTA DI FLAMIANO MAZZARON DEI FOUR FRIED FISH.

NON SO COME ESPRIMERTELO MA AVETE FATTO UN GRAN DISCO , CE L'HO SEMRE SU IN MACCHINA.

QUANDO VI HO SENTITO AL KANAKA DI REGGIO EMILIA IN OCCASIONE DEGLI OSCAR DEL BLUES ,DEVO RICONOSCERE CHE SIETE STATI VERAMENTE LA BAND PIU' "NEGRA" ;GRAN SOUND , GRANDE ORACOLO MA SOPRATTUTTO UN SUPER GRANDE PAUL BOSS.(CHE VOCE RAGAZZI ANCHE LUI).

NATURALMENTE PER QUANTO RIGUARDA OSCAR , MARTIN E GIAN COSA DIRE ,NON C'E' NIENTE DI PIU' BELLO CHE VEDERLI E SENTIRLI SUONARE.

LA PRIMA VOLTA CHE VIDI OSCAR SUONARE AVEVO 15 ANNI E SUONAVA ANCORA CON TOLO MARTON , E NON TI NEGO CHE IL SUO MODO DI SUONARE E IL SUONO CHE RIESCE A TIRAR FUORI HANNO CONDIZIONATO MOLTO E IN MEGLIO IL MIO MODO DI COMUNICARE CON LA BATTERIA.

SUONO QUESTO BLUES DA CIRCA 10 ANNI ED HO INIZIATO CON FAUSTO BERSANETTI (ADESSO DONNIE ROMANO)QUANDO ANCORA VIVEVAMO TUTTI E DUE A LATINA, MA HO COLTO GRAN PARTE DELLE SFUMATURE DEL GENERE QUANDO MI SONO TRASFERITO A PADOVA ED HO CONOSCIUTO FLAMIANO.

COSA DIRE ....PURTROPPO QUESTO NON E' UN GRAN BEL PERIODO PERCHE' NON SI RIESCONO A TIRAR SU TANTE DATE , ANZI STA DIVENTANDO PROPRIO UN BEL PROBLEMA , COMUNQUE SPERIAMO CHE RIUSCIREMO A CAMBIARE QUESTA SITUATION.

CARO ORACOLO TI MANDO UN GRANDE ABBRACCIO E COMUNQUE AD APRILE TI VERRO' A RISENTIRE , NON C'E' DISTANZA CHE TENGA PER VEDERE E SENTIRE UNA BELLA BAND COME LA VOSTRA

BUONA CONTINUAZIONE

SALUTI DAVIDE SACCA'

 

Gli Oscar del Blues 2005   http://www.kaymanrecords.com/grangaladellamusica/oscar05.html

 

 

05 Aprile 2006 - Ci viene confermato che durante il trasporto da Sony Austria in Italia sono stati rubati tutti i nostri cd, seconda edizione di "NO PLACE TO GO"........!!!!

 

Recensione di "No Place To Go" - Ernesto De Pascale 2005

Qualche anno fa , in tempi non sospetti, il Popolo del Blues, riunitosi in seduta plenaria decretò per Oracle King da Cadelbosco, Oracolo o meglio OK per gli amici: "Si, è lui il MIGLIORE".

Su questo titolo lanciato sulle pagine del quotidiano fiorentino LA NAZIONE, Paolo, un gigante buono con occhi da bambino e due roncole al posto delle mani, ha costruito la propria credibilità fuori dal prolifico spazio di terra in cui vive e suona, la provincia di Reggio Emilia.I puristi del Blues abbandonino qui subito la lettura, Oracle è l'artista meno corretto e meno filologico che si possa incontrare.Perciò nessuna visione del Blues da ragionieri ma, al contrario, una bordata d'emozioni e tanta disponibilità d'animo per condividere la visione del Blues.Un personaggio che non vorresti mai abbandonare.Fedele all'amicizia, umile ma con forte senso dell'orgoglio personale, Oracolo ha costruito i suoi "Blues" sullo stesso senso di giustizia che anima la propria vita. Ecco allora "l'isola che non c'è" "il ranch Palo Alto" e i suoi fidi compagni, primo fra tutti Paul Boss, chitarrista, cantante, confidente, ma anche guardia del corpo, maniscalco, un musicista che da subito dà impressione di conoscere anche lui intimamente il linguaggio del Blues. In questo secondo album "No Place To Go" (Kayman Records KRBW 676804-4) si è cercato di trasportare nei 10 brani l'umanità di Oracolo. Compito riuscito, affidato per l'occasione ai suoi usuali accompagnatori, Martin Jotty al basso in primis, Oscar Abelli batteria e Gianpaolo Zago pianoforte e organo.Il Blues italiano con Oracle King ha trovato un "Personaggio" e "No Place To Go" ne è la conferma!

 

 

http://www.pasomusic.ch/old/oracle.html

http://www.livesbluesmusic.ch/blues/p2.htm

Articolo di Marco Balestracci 20-12-05

Ho visto centinaia blues band italiane. Mica pippe. Ne mancano poche per riempire del tutto il calderone. Mica pippe. E, in verità, in verità vi dico che in tutto ne avrò viste tre o quattro. Le altre non fanno e non hanno storia. Potrei mettervi i nomi di quelle che non fanno storia, ma nel blues italiano ci sono un casino di code di paglia e verrebbe fuori un bell'incendio. Perchè a molti non basta suonare, che già c'è poco spazio, e che suonino e già un bel colpo di culo. No, oltre a suonare, vogliono pure la critica positiva, che si riconosca la superiorità. Balle. Non più di tre o quattro. Vi dico. E molti, nel blues italiano, la pensano come me, ma non lo  possono dire perchè è sconveniente. Che non si sa mai di chi si può aver bisogno. Sai, magari fai un torto a qualcuno che ti può tornar utile. A me non me ne frega un cazzo. Io dico cio' che mi pare che tanto di santi in paradiso non ne ho. Sono fazioso. E certo che lo sono, ma lo sono molto meno di quelli che fanno finta che tutto vada bene. Che il blues va protetto. Un cazzo. A dire che tutto è bello, mica lo si protegge, lo si affoga nel miele. Che si muore nel dolce, ma comunque si schiatta. Allora in verità Vi dico che solo a camminare per strada Paul Boss e Oracolo cancellano metà delle blues band italiane. Solo a vedere come ridono o come parlano. Che il carisma mica lo costruisci, o ce l'hai o non ce l'hai. Poi, quando stanno sul palco, che spesso partono dal basso dell'ordine di comparsa, fanno presto a fare il resto. Giù bombe, che la gente resta a guardarli a bocca aperta se ha orecchie per sentire. A loro, però, mica serve il palco per essere riconosciuti. Mica devono stare in cima. Quando li guardano dicono: "E questi chi cazzo sono?", ma dopo un secondo già li conoscono di fama, che si capisce subito che c'è una fama alle spalle. Innata, mica costruita. Li riconosci tutti i cinque per come sono. Piccoli e magri. Con la faccia d'angelo. Bei manzotti con o senza cappello, intenti a cader giù sempre dalla parte giusta, che non si veda la pelata. La Oracle King Band. E questa è una. Per completare le tre o quattro, fate Voi per conto vostro. Io un po' della mia l'ho detta.